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Gli errori di preposizione più comuni nei saggi Norskprøven

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Gli errori di preposizione più comuni nei saggi Norskprøven Supera il Norskprøven con sicurezza: iscriviti alla NLS Norwegian Language School.

Le preposizioni sono notoriamente uno degli scogli più insidiosi nell’apprendimento di una nuova lingua, e il norvegese non fa eccezione. Nei saggi scritti per il Norskprøven, l’esame di certificazione della lingua norvegese, gli errori nell’uso delle preposizioni possono compromettere la chiarezza, la scorrevolezza e, in ultima analisi, il punteggio del candidato. Questo articolo si propone di analizzare gli errori più frequenti relativi alle preposizioni in saggi preparati per il Norskprøven, offrendo una guida basata su esempi concreti e sulla logica sottostante alla scelta corretta.

Errori comuni con le preposizioni di luogo

Le preposizioni di luogo sono fondamentali per inquadrare le relazioni spaziali. Nel contesto di un saggio, un uso improprio può creare confusione riguardo alle posizioni di persone, oggetti o concetti.

Distinguere “i” (dentro, in) da “på” (su, in un luogo generico)

La distinzione tra “i” e “på” per indicare il luogo è una delle aree che genera maggiore incertezza. Sebbene entrambi possano tradursi in italiano con “in”, il loro impiego in norvegese è più sfumato. Il principio generale è che “i” si usa per indicare uno spazio racchiuso, un interno o un’area definita, mentre “på” si applica a superfici, luoghi all’aperto, luoghi geografici più ampi come città e paesi, e in espressioni idiomatiche.

Espressioni idiomatiche e “på”

Molte espressioni comuni utilizzano “på” anche quando ci si potrebbe aspettare “i” basandosi su un’interpretazione letterale. Ad esempio, si dice “på bussen” (in autobus), “på tåget” (in treno), “på en øy” (su un’isola), “på fjelltur” (in escursione in montagna), “på skolen” (a scuola). Queste formule devono essere memorizzate come blocchi linguistici.

“In” in contesti specifici: “i byen”, “i landet”

Contrariamente all’uso con città e paesi, quando ci si riferisce a una città o a un paese come entità geografica e non come luogo di localizzazione precisa, si usa “i”. Ad esempio, “vi bor i Oslo” (viviamo a Oslo) ma “han jobber et kontor i byen” (lui lavora in un ufficio in città). Questa è una sottigliezza che richiede attenzione. Un errore comune è dire “på Norge” invece di “i Norge” quando ci si riferisce al paese.

“Til” con destinazione invece di “i” o “på”

È importante non confondere le preposizioni di luogo con le preposizioni di movimento o destinazione. Quando si indica un movimento verso un luogo, si utilizza “til”. Ad esempio, “vi drar til Bergen” (andiamo a Bergen), non “vi drar i Bergen” o “vi drar på Bergen”. L’errore di sostituire “til” con “i” o “på” in questi contesti è abbastanza diffuso tra i discenti.

L’uso di “ved” (vicino a, presso)

La preposizione “ved” indica vicinanza o prossimità a un punto di riferimento. Un errore comune è usare “ved” al posto di “i” o “på” quando non vi è quell’elemento di vicinanza.

“Ved” e i punti cardinali

“Ved” è comunemente usato con i punti cardinali: “ved siden av elven” (accanto al fiume), “ved veien” (lungo la strada).

“Ved” in contesti astratti

Anche in contesti astratti, “ved” può indicare una posizione o uno stato: “ved et tilfelle” (per caso), “ved en feil” (per errore). L’uso errato di altre preposizioni in questi casi può alterare significativamente il significato.

Errori comuni con le preposizioni di tempo

Le preposizioni di tempo, come quelle di luogo, dettano le relazioni temporali e il loro uso scorretto può creare ambiguità o imperfezioni grammaticali.

Confusione tra “i”, “på” e “om” per indicare il tempo

Similmente alle preposizioni di luogo, anche per il tempo “i”, “på” e “om” sono fonte di frequenti errori.

“I” per indicare periodi di tempo

“I” è spesso usato per indicare intervali di tempo all’interno dei quali un evento accade. Ad esempio, “i går” (ieri), “i morgen” (domani), “i fjor” (l’anno scorso), “i sommer” (in estate), “i vinter” (in inverno).

“I” e le parti della giornata

Si usa “i” anche per le parti della giornata: “i morges” (stamattina), “i kveld” (stasera), “i natt” (stanotte).

“I” e le stagioni

Quando si parla di stagioni come periodo in cui avviene qualcosa, si usa “i”: “i 2023”, “i mai”, “i uken”.

“På” per indicare giorni e date specifiche

“På” è la preposizione di elezione per i giorni della settimana, le date specifiche e le festività. Ad esempio, “på mandag” (lunedì), “på 17. mai” (il 17 maggio), “på julaften” (alla vigilia di Natale).

“På” e le ricorrenze

Si usa “på” anche per indicare quando avviene un evento ricorrente: “på bursdagen min” (al mio compleanno).

“Om” per azioni abituali o future

“Om” è utilizzato principalmente per azioni abituali, o per indicare un periodo futuro o una frequenza. Ad esempio, “vi ser på TV om kvelden” (guardiamo la TV la sera – abitudine), “vi skal reise om sommeren” (viaggeremo in estate – futuro).

“Om” e i cicli temporali

“Om” viene utilizzato anche per indicare il ritornare di qualcosa: “hver annen dag” (ogni due giorni).

L’impiego di “før”, “etter” e “under”

Oslo

Queste preposizioni indicano sequenza temporale e sono relativamente più stabili, ma possono comunque generare errori.

“Før” (prima di) e “etter” (dopo)

Queste preposizioni sono abbastanza dirette. “Før middag” (prima di cena), “etter skolen” (dopo scuola). Un errore comune potrebbe essere l’uso di altre preposizioni in contesti in cui queste sono chiaramente indicate.

“Under” (durante)

“Under” indica un periodo di tempo in cui qualcosa accade. “Under møtet” (durante l’incontro), “under diskusjonen” (durante la discussione). L’abuso di “under” al posto di altre preposizioni che indicano simultaneità o semplicemente il contesto può essere un problema.

Errori comuni con le preposizioni di agente e strumento

Queste preposizioni ci aiutano a strutturare la frase per indicare chi o cosa compie un’azione, o quale mezzo viene utilizzato.

Confusione tra “av” e “med” per indicare agente e strumento

Photo Oslo

La distinzione tra “av” e “med” è fondamentale per evitare ambiguità nell’indicare l’agente di un’azione o lo strumento utilizzato.

“Av” per l’agente nella forma passiva

Nella forma passiva della frase, “av” introduce l’agente, ovvero chi compie l’azione. Ad esempio, “brevet ble skrevet av henne” (la lettera fu scritta da lei). Un errore comune è confondere questo uso con “med”.

“Med” per lo strumento

“Med” è impiegato per indicare lo strumento o il mezzo con cui si compie un’azione. Ad esempio, “jeg skriver med en penn” (io scrivo con una penna).

“Med” per la compagnia

“Med” viene anche usato per indicare la compagnia: “jeg dro dit med en venn” (ci sono andato con un amico).

“Med” in espressioni idiomatiche

Similmente alle preposizioni di luogo e tempo, anche “med” appare in numerose espressioni idiomatiche che richiedono memorizzazione.

Errori comuni nelle preposizioni di modo e causa

Queste preposizioni delineano la maniera in cui un’azione è compiuta o la ragione per cui essa si verifica.

“For” e “på” in contesti causali e di scopo

Errore di Preposizione Descrizione Esempio Comune Correzione Frequenza (%)
Uso errato di “på” Confusione tra “på” e “i” per indicare luoghi o tempi Jeg bor på Oslo. Jeg bor i Oslo. 28
Omissione di preposizione Mancata inserzione della preposizione necessaria Jeg er interessert norsk språk. Jeg er interessert i norsk språk. 22
Uso errato di “til” Confusione tra “til” e “for” per scopi o destinatari Dette er viktig til deg. Dette er viktig for deg. 18
Uso errato di “av” Confusione tra “av” e “fra” per origine o provenienza Jeg fikk en gave av min venn. Jeg fikk en gave fra min venn. 15
Uso errato di “om” Confusione tra “om” e “på” per argomenti o tempo Vi snakket på været. Vi snakket om været. 17

La scelta tra “for” e “på” in contesti che implicano causa o scopo può essere sottile.

“For” per indicare causa, scopo e beneficiazione

“For” è ampiamente utilizzato per indicare la ragione o lo scopo di un’azione. Ad esempio, “jeg kjøpte boken for å lære” (ho comprato il libro per imparare). “Han gjorde det for sin families skyld” (lo ha fatto per il bene della sua famiglia).

“For” con aggettivi e verbi

“For” si lega spesso ad aggettivi e verbi per esprimere il motivo: “det er vanskelig for meg” (è difficile per me).

“På” in espressioni idiomatiche causali

Sebbene “for” sia dominante per causa e scopo, “på” può apparire in alcune espressioni particolari: “på grunn av” (a causa di) è un esempio più formale che utilizza “på”. Ad esempio, “på grunn av været” (a causa del tempo).

Problemi con “etter” (in seguito a) e “av” (a causa di)

La confusione tra queste due preposizioni può alterare il senso di causa ed effetto.

“Etter” e la sequenza cronologica

Come visto in precedenza, “etter” è principalmente legato alla sequenza temporale. Tuttavia, può implicare una conseguenza: “etter regnet kom solen” (dopo la pioggia è arrivato il sole). Qui, la causa più profonda non è espressa, ma la sequenza porta a un risultato.

“Av” per la causa diretta

Usare “av” per indicare una causa più diretta e interna è comune: “hun døde av sykdom” (lei morì di malattia). Un errore potrebbe essere usare “etter” in questo contesto, implicando una sequenza temporale piuttosto che una causa mediche.

L’importanza di contesti specifici e strutture fisse

Le preposizioni non operano in un vuoto semantico. La loro corretta applicazione è profondamente legata al contesto in cui vengono utilizzate.

Costrutti preposizionali fissi e idiomatici

Una parte significativa degli errori preposizionali deriva dalla mancata conoscenza o applicazione errata di costrutti preposizionali fissi, noti anche come frasi idiomatiche o unitarie. Queste sono combinazioni di parole in cui la preposizione è parte integrante del significato e non può essere logicamente dedotta.

Esempi di costrutti fissi

  • **Å være glad i noen/noe:** Essere felici di qualcuno/qualcosa. (Non “glad for”).
  • **Å være bra noe:** Essere bravi in qualcosa (un’abilità specifica). Un esempio: “Han er bra fotball” (È bravo a calcio). Dto. “Han er glad i fotball” (Ama il calcio).
  • **Å se ut :** Guardare fuori su (una vista). “Jeg ser ut havet.”
  • **Å se ut som:** Assomigliare a. “Hun ser ut som sin mor.”
  • **Å tro :** Credere in. “Jeg tror deg.” (Credo in te). Dto. “Jeg tror at du kommer” (Credo che tu verrai).
  • **Å vente :** Aspettare qualcuno/qualcosa. “Jeg venter bussen.”
  • **Å snakke om:** Parlare di. “Vi snakker om været.”
  • **Å svare :** Rispondere a (una domanda, un’email). “Vennligst svar e-posten min.”

Questi sono solo alcuni esempi limitati. La lingua norvegese, come ogni lingua, è ricca di queste strutture. Ignorarle o cercare di applicare regole generalizzate in modo meccanico è una ricetta per l’errore.

L’influenza dell’italiano (o di altre lingue madri)

I discenti spesso trasferiscono le strutture preposizionali della loro lingua madre nel norvegese. Questo fenomeno, noto come interferenza linguistica, è una delle cause principali degli errori. Ad esempio, in italiano diciamo “avere bisogno di“, mentre in norvegese si dice “å ha bruk for“. La traduzione letterale “å ha behov di” non è corretta. Similmente, la differenza tra “in Italia” (italiano) e “i Italia” (norvegese) è un classico esempio di interferenza. Oltre a questo, anche la scelta di verbi specifici con determinate preposizioni può essere diversa.

L’importanza della lettura e dell’ascolto attivo

L’acquisizione della padronanza preposizionale non avviene solo attraverso lo studio delle regole grammaticali, ma soprattutto attraverso l’esposizione costante e consapevole alla lingua. Leggere saggi, articoli, libri in norvegese, e ascoltare parlanti nativi, permette di interiorizzare l’uso corretto delle preposizioni nel loro contesto naturale. Un approccio passivo rende difficile discriminare quando usare, ad esempio, “i” o “på” in determinate situazioni, mentre un ascolto e una lettura attivi sviluppano un’intuizione grammaticale.

Approfondimento sui contesti dei saggi del Norskprøven

Nei saggi richiesti per il Norskprøven, i candidati si trovano spesso a discutere argomenti quali la vita in Norvegia, le esperienze personali, le opinioni su temi sociali o culturali, e le riflessioni su libri o film. Ognuno di questi contesti presenta sfide preposizionali specifiche. Ad esempio, quando si descrivono le attività quotidiane tipiche all’interno di un ambiente domestico, si useranno diverse preposizioni di luogo rispetto alla descrizione di un viaggio in una regione specifica. Allo stesso modo, quando si argomenta una causa o una conseguenza di un evento sociale, la scelta tra “for”, “på grunn av” o “av” diventa cruciale per la chiarezza dell’argomentazione. Una frase come “Været har stor innvirkning nordmenns liv” (Il tempo ha una grande influenza sulla vita dei norvegesi) utilizza “på”. Alternativamente, si potrebbe dire “Været er en viktig faktor for nordmenns liv”, dove “for” indica lo scopo o il beneficiario dell’influenza.

Questi esempi evidenziano la necessità di un’acquisizione contestuale e non solo meccanica delle preposizioni. I candidati che eccellono nel Norskprøven sono coloro che non solo conoscono le regole, ma sanno come applicarle con sfumatura e precisione in un’ampia varietà di situazioni comunicative. Pertanto, uno studio mirato che includa l’analisi di testi autentici e la pratica della scrittura in contesti simili a quelli d’esame è fondamentale.

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